tirannia Il requisito essenziale di un
intervento governativo democratico
democrazia


Copyright © 18/04/42 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Il requisito essenziale di un intervento governativo democratico,
che garantisce anche il buon funzionamento della macchina pubblica,
è che l'Amministratore non si serva di CARRIERISTI nè di operatori PRIVATI,
bensì di persone preparate che partecipino ai ruoli della Res Publica a tempo determinato,
felici di tornare ad essere persone comuni alla fine del loro temporaneo mandato.



Tanto nel caso della presenza di assunti a vita o di precari aspiranti tali quanto di privati in un ruolo pubblico, l'Amministratore ha in pugno gente disposta a tutto pur di conservare od aumentare il reddito derivante dalla propria azione sul popolo. Al contrario, nel caso di cittadini che partecipino ai pubblici impieghi a tempo determinato, non essendo essi legati ad un ruolo, si può essere certi non verrà intrapresa alcuna azione ingiusta od ingiustificata nei confronti del popolo.

Sia i carrieristi pubblici che gli operatori privati sono agenti del tutto acriticamente asserviti al potere che procura loro il reddito. Cittadini che si alternino sono invece persone che rimangono attente perché coinvolte, forniscono il loro contributo trovandosi in una situazione ideale per discernere il bene dal male. Quelli di essi che vengono premiati e fatti avanzare sono effettivamente i migliori servitori del popolo, non i più acritici e fedeli servi del regime come nell'altro caso.

Cittadini alternantisi, quando il potere persegue con evidenza il male piuttosto che il bene della collettività, agiscono di conseguenza, rispedendo al mittente l'infausto editto. Nulla di ciò accade invece da parte di carrieristi, precari e privati. Questi sono obbedienti canne di fucile dove tutto scorre liscio e veloce senza il minimo dubbio e possibilità di intervento per migliorare l'operato del Governo. Cittadini che si alternano sono invece come logiche di un computer costantemente interrogantesi sulla qualità del lavoro che si sta svolgendo.


Carrieristi, precari e privati considerano il ruolo pubblico da loro detenuto come una risorsa da sfruttare senza misura ed agiscono distaccati dal popolo sottomesso ed indifferenti al destino che il regime riserva al Paese. Cittadini che si alternano hanno invece piena coscienza del fatto che in Democrazia i pubblici impieghi sono una proprietà collettiva, precisamente: la Repubblica, e li curano con gran coinvolgimento consapevoli del fatto che il benessere individuale e collettivo dipende direttamente da loro.


Non si creda che un Potere Esecutivo e Giudiziario condotto da persone che permangono cittadini (invece d'appartenenti ad una casta) renda impossibile politiche difficili e potenzialmente pesanti. Quando i capi si comportano realmente come tali, avanzando essi per primi nella direzione che vorrebbero fosse seguita dal popolo, quest'ultimo nella più gran parte sarà fiero di star loro accanto e compiere anche un proprio difficile dovere. Quando il patto di solidarietà che unisce capi e sottoposti viene rispettato è una continua gara a far ognuno del proprio meglio. Esattamente il contrario di quanto avviene oggi.

Vedendo i capi arretrare e deviare costantemente per vie traverse rispetto a quelle cui ci costringono per il tramite di carrieristi, precari e privati parastatali, tutti siamo condotti a seguire l'esempio che viene dall'alto, a far del nostro peggio piuttosto che il meglio che ci è possibile. Tuttavia i capi che il popolo è costretto a rispettare, sotto la minaccia armata di carrieristi, precari e privati, alla prima occasione verranno buttati giù dal loro indegno piedestallo. I capi che si fanno stimare spontanemente, per il comportamento retto e di valore che hanno costantemente, vedranno invece i cittadini rischiare perfino la propria vita pur di seguirli.


Oggi molti Amministratori e Governanti definiscono se stessi come nuovi, diversi, altri, da quelli che li hanno preceduti. Sappiano che una maggiore attenzione al bilancio, rifiutare il nucleare, fermare l'invasione del cemento, non inquinare, non significa essere democratici. Oggi, non ieri ma oggi, disponiamo di un riferimento preciso ed inoppugnabile in grado di qualificare se realmente i loro interventi sono democratici oppure trattasi del solito autoritarismo, dispotismo, totalitarismo basato su carrieristi, precari e parastatali armati e disposti a tutto pur di imporci il regime alla moda. Che a comandare sia il cemento o l'ambiente.

La distinzione, tra carrieristi, precari e parastatali da una parte e cittadini che si alternano dall'altra, è un prezioso, insostituibile riferimento per conoscere in anticipo l'esito del proprio operato. Perché la democrazia non è semplice velleità di giustizia sociale. La democrazia, l'assenza di muraglie che tengono la popolazione divisa in caste, è ciò che rende una società in grado di superare indenne ogni difficoltà che la realtà infinita metodicamente le proporrà. Se un tempo si poteva sperare di farla franca facendone a meno, oggi essa è oltremodo necessaria, visti i tempi di elevata complessità e veloce mutamento.



Si abbia dunque il buon senso e la lungimiranza di farne uso.







Civilmente, legalmente, pacificamente,
rendiamo dunque democratico il nostro Paese!

STATO DEMOCRATICO: APERTO E PARTECIPATO





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