Gioventù bruciata, staminali e geopolitica

Campagna del 06/05/2006: originale



Ricordate i famosi corridori della morte, quelli di "gioventù bruciata", i quali si lanciavano con l'auto verso un precipizio per vedere chi aveva il coraggio di saltar fuori dal suo veicolo per ultimo? Forse le cose stanno più o meno così anche nella realtà geopolitica d'oggi.

Lo stato, e di conseguenza il blocco di stati, che si tirerà indietro per primo dalla corsa allo sviluppo, avrà perso nè più nè meno la lotta per la sopravvivenza. E sarà presumibilmente una sconfitta definitiva, perché chi avrà vinto avrà le carte in regola, disporrà di tutti i mezzi, per eliminare fisicamente i perdenti, al fine di disporre appieno e da solo delle poche risorse rimaste sul pianeta.


Noi tutti vediamo quanto urgenti siano le necessità del nostro ambiente naturale. Tutti assistiamo pure alla disattenzione da parte del mondo politico nei riguardi dell'ambiente. Non possiamo allora non chiederci il perché di questo stato di cose.

Ebbene, la trascuratezza dei temi ambientali potrebbe derivare dal fatto che la minaccia cui devono far fronte i nostri ed altrui governanti, e sulla quale essi si concentrano senza posa, potrebbe essere perfino maggiore, più immediata e spaventevole, di quella del cambiamento climatico e della distruzione ambientale.

Se uno stato oggi si distraesse anche un solo momento dalla corsa allo sviluppo, rischierebbe di ritrovarsi, insieme ai suoi alleati, in posizione retrocessa, potendo perdere così il conflitto economico globale, col pericolo, una volta compromessi gli equilibri geopolitici, di subire una impietosa fine ad opera dei vincitori.


Probabilmente uno dei maggiori problemi della nostra epoca è il monopolio dell'approccio specialistico alla realtà, e del conseguente restringimento della visione di ognuno.

Proprio a causa di questo approccio, ad esempio, coloro che hanno più consapevolezza ed hanno più a cuore il problema dell'ambiente, gli ecologisti, non riescono ad espandere la loro visione oltre i confini posti dalle loro competenze. Essi, forse anche per una certa innata schizzinosità, non riescono a porsi nei panni spesso non lindi dei politici, e per questo motivo non riescono a comprendere il perché di cotanta trascuratezza nei confronti dell'ambiente, non potendo quindi nemmeno divenire in grado di presentare una adeguata soluzione.

D'altro canto l'attuale mondo politico (con leader spesso scelti dal sistema proprio sulla base di loro presunte competenze economiche, appunto per cercare di far fronte allo specifico problema del conflitto globale in corso) non riesce ad ampliare la sua visione al punto da individuare ed affrontare la questione fondamentale all'origine di tutto.

Se ci si ponesse invece in una condizione di apertura mentale, di piena ricettività, e di accettazione delle cose per come realmente stanno, non si potrebbe non scorgere il problema non dichiarato ma effettivo della corsa globale allo sviluppo a fini di mera sopravvivenza.


Avete in mente l'immenso potere delle cellule staminali? Di quelle cellule non ancora specializzate che appunto per questa loro peculiarità riescono ad interagire ottimamente dovunque, nel corpo umano, le si ponga?

Nella nostra società abbiamo appunto bisogno di persone sul tipo delle cellule staminali. Occorrono urgentemente persone neutre, non differenziatesi, capaci quindi di acquisire una visione completa, organica, olistica, moralmente non schifiltose di occuparsi di temi anche estranei e lontani alle loro preferenze, soprattutto coraggiose per la difficoltà insita nel fatto che la nostra società non contempla, oggi, nè ruoli nè benefici per chi ha o coltiva questo tipo di capacità.


Abbiamo detto che l'ambiente è totalmente trascurato dal mondo politico, nonostante le urgenti necessità, con questo potendosi pure presupporre che i politici abbiano delle teste più dure della pietra. Ed in effetti parrebbe proprio così, il loro ottundimento essendo oggi spesso originato da vere e proprie incapacità quando non da interessi personali.

Ma allora gli ambientalisti, ed i progressisti in genere, che ritengono di essere persone più aperte e sensibili nonché all'avanguardia, perché non fanno loro per primi un piccolo passo avanti? Fintantoché essi per primi non cambieranno e non si apriranno a nuove consapevolezze, nemmeno il nostro arcaico mondo politico potrà cambiare ed aprirsi a sua volta a nuovi percorsi.


Finché ci si ostinerà a ripetere: l'ambiente, il pianeta hanno i giorni contati, senza null'altro aggiungere, senza andare all'origine geopolitica del problema, questi giorni li avremo contati per davvero.

Se invece faremo un passo avanti, fuggendo dalla prigione della nostra competenza specialistica, e porteremo l'attenzione generale sulla minaccia che uno stato od un blocco di stati prenda il definitivo sopravvento sugli altri, automaticamente aprendo le porte alla soluzione del problema, di giorni felici torneremo presto a disporne in quantità.

Una delle prime conseguenze sarà infatti quella che il sistema, una volta presa coscienza del conflitto globale in corso, potrà smettere di scegliere i governanti sulla base di ristrette visioni economiche, bensì potrà farlo sulla base di abilità e visioni più ampie, dando spazio a personalità all'altezza della grave situazione in cui ci troviamo.

Se poi sapremo pure compiere un ulteriore passo avanti, presentando l'ipotesi della stipulazione di accordi ad hoc in grado di porre fine al conflitto globale, quindi di patti internazionali che non potranno che essere di autocontenimento demografico, economico e tecnologico, sul modello dei tradizionali accordi di controllo degli armamenti, il sistema, il mondo intero non potrà ignorare tale proposta, per il puro e semplice motivo che è la soluzione che, senza nemmeno rendersene conto, stava aspettando, e necessitava, da lungo tempo.


Occorre fare un appello, nel senso scolastico del termine: chi se la sente di intraprendere questo nuovo percorso di ricerca e d'impegno si faccia avanti ora, o probabilmente mai più avrà il tempo per farlo.


Danilo D'Antonio
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