Il senso della crescita

ovvero: del perché occorra osare l'inosabile

Campagna avviata il 28/02/37: Lista Decrescita



Saluto cordialmente i presenti.

Son qui per dichiarare pubblicamente (nel caso non si fosse ancora capito :) la mia gran simpatia per il concetto di decrescita. Personalmente sono convinto che un oculato e selettivo ridimensionamento delle nostre attività economiche sia la cosa più bella che ci possa capitare, come specie vivente sul pianeta Terra.

E da parte mia propongo già da tempo alcune misure precise per realizzare tale ridimensionamento. Tra queste: il razionamento dei carburanti ad uso stradale privato ritengo sia il modo più efficace ed indolore per modulare le nostre attività e ricondurci senza scosse a quella gioia ed a quel piacere di vivere che chi era già in vita una quarantina d'anni fa ha potuto provare e ricorderà con rimpianto.


Per questa assonanza di pensiero con il movimento della decrescita, son qui oggi a porre un quesito riguardante appunto l'attuabilità di un tale processo.

Personalmente ritengo infatti che, perché questo comune sogno possa avverarsi, sia necessario compiere tre ben precisi passi.


Innanzitutto deve essere chiarito il perché della pulsione alla crescita da parte delle umane società, la conoscenza dell'avversario essendo spesso determinante per l'esito dell'incontro.

Ho letto diversi interventi in cui la crescita veniva definita "senza senso".

Da parte mia ritengo che questa interpretazione sia dovuta ad un limite momentaneo degli autori, e non invece ad una reale insensatezza della crescita.

La crescita di un organismo infatti ha uno scopo ben preciso: quella di permettergli di affrontare con qualche speranza di vittoria i suoi avversari.

E così avviene anche per i vari Paesi, e le varie confederazioni di Paesi, del mondo: quei Paesi o confederazioni che non rimanessero al passo degli altri, sarebbero presto o tardi non solo assorbiti ma probabilmente perfino condotti a scomparire.


E' da notare che la crescita ha lo stesso senso anche per gli individui, per i singoli componenti di una società. Se decido di fermare il mio sviluppo economico, il mio accrescimento di beni e risorse, altri, che non hanno condiviso questa decisione, mi renderanno la vita quanto meno molto difficile, sopravanzandomi e finendo per impormi, in un mondo che è divenuto capillarmente interconnesso, i loro dettami.


Per approfondire questa interpretazione della pulsione alla crescita rimando all'indirizzo:

come vincere la corsa allo sviluppo


Se ci trovassimo finora d'accordo sul senso, sul significato, sulla funzione che la crescita ha per Paesi ed individui, potremmo allora giungere al secondo passo.


A questo punto diviene infatti chiaro che non vi potrà essere un reale processo di decrescita, condotto con successo, senza stipulare degli accordi, dei patti, che chiamerei: di autocontenimento, tra i vari Paesi, e tra gli individui stessi.

E' chiaro infatti che, pur sempre in un quadro di generale sfascio planetario che nuoce ad ognuno, coloro che avranno fermato la loro crescita saranno destinati a scomparire più facilmente rispetto a (se non proprio per opera di) coloro che avranno continuato la loro crescita.

Solo stipulando dei patti di autocontenimento, ed istituendo appositi organismi internazionali deputati a controllare ed a far rispettare tali patti, i Paesi, e gli individui che li formano, potrebbero posare a terra le loro armi economiche certi di non venire aggrediti dai loro simili, potendosi finalmente godere, come mai prima, un meritato riposo.


A questo punto, c'è il terzo, conclusivo passo. Ora diviene chiaro infatti che oltre a considerare la crescita economica dobbiamo considerare anche la crescita demografica, la sovrappopolazione essendo sempre stata usata, e così anche oggi, come strumento, come arma elettiva di invasione. Perché la più economica e feroce.


E così pure dobbiamo considerare lo sviluppo tecnologico: anch'esso un evidente mezzo tramite il quale un Paese od un individuo possono prevalere sugli altri.


Fermo restando l'esattezza di questo complessivo ragionamento, vi sono dunque tre àmbiti che richiedono di essere trattati all'interno di tali patti di autocontenimento. Per cui riassumerei la cosa in questi brevi termini:


noi ci impegnamo
a non arricchire,
a non sbranare il mondo
più di quanto ci occorra per vivere,
a patto che voi
facciate la stessa cosa

noi ci impegnamo
a non far figli in surplus,
a patto che voi
facciate la stessa cosa

noi ci impegnamo
a non evolvere
tecnologicamente da soli,
a patto che voi
facciate la stessa cosa,
a patto che voi siate d'accordo
per farlo insieme.


Ora, patti del genere, ammesso che vi trovassero d'accordo, non li possiamo certo stipulare fra noi, magari recandoci casa per casa a trovare amici e parenti. E' chiaro che patti di questo tipo richiedono una adesione generale, pena la loro inutilità.

Non è materia per individui o per Paesi, bensì per comunità di individui e di Paesi.

Il buon esempio e la buona volontà del singolo essendo diffondibili ed utili solo in un clima tranquillo ed omogeneo, non certo in un ambiente alterato, dove si sta combattendo per la sopravvivenza, per la vita stessa.


Ciò, il sapere della grandiosità del progetto, potrebbe a questo punto ingenerare in noi un senso di impotenza: cosa può mai fare un individuo riguardo una questione che compete un intero Pianeta?

Semplice: il primo passo.


Occorre semplicemente
fare il primo passo:
occorre divulgare
la consapevolezza
del senso della crescita.



Questo, a mio modesto avviso, è il primo passo obbligato:

"... Non essendoci, nè manifestando alcuno, consapevolezza dell'eguaglianza "competizione economica = conflitto = guerra", è chiaro che a nessuno viene in mente di "fare la pace". Se non scorgo, se in questo contesto non riconosco esserci una guerra in atto, è chiaro che ho parecchie difficoltà ad ammettere la necessità di una pace.

Invece questo è proprio quanto è necessario, stra-urgente fare: occorre riconoscere che i Paesi sviluppati sono tutti in guerra tra loro e diretti verso un inevitabile, apocalittico scontro finale. Occorre urgentemente prendere coscienza di ciò, in modo da godere di ogni ragione, la guerra essendo avversa nella Costituzione di ogni Paese progredito, per procedere senza indugio a stipulare degli indissolubili patti di pace, che come ricorderà chi me li ha già sentiti invocare altre volte, dovranno necessariamente contemplare accordi di autocontenimento economico, demografico, tecnologico, in modo che nessuno stato, o raggruppamento di stati, possa prevalere sugli altri, bensì tutti convivere felicemente ..."

( tratto da paperi e draghi )



Qualora foste giunti fin qui e vi trovaste ancora d'accordo, direi che il più è fatto: ora non ci resta che lavorare.

E forse potremmo permetterci anche un po' di ottimismo.

Un conto infatti è cercare di diffondere il concetto di decrescita senza aver prima risolto il problema di fondo delle tribù umane, condannate a lottar tra loro da una infame legge di natura.

Un conto è presentar ai capi tribù una conveniente soluzione: una soluzione che prende in considerazione il loro problema principe, quello che non li fa dormir di notte, e lo risolve nel modo più logico e, tutto sommato, più semplice che sia possibile.


Darsi da fare per far conoscere questa strategia di pace, per far arrivare l'idea dei patti di autocontenimento alle alte sfere delle nostre tribù, e sviluppare questa strada fino a renderla agevolmente praticabile, penso sia il miglior e più onorevole compito cui un umano oggi possa dedicarsi.

Il giorno che patti di pace di questo tipo venissero sottoscritti, il giorno che rimuovessimo la causa all'origine di ogni nostro male, tutti i nostri problemi, ma proprio tutti, ce li ritroveremmo automaticamente dissolti nel nulla, per definitiva mancanza di alimento.


Col mio miglior saluto, ormai quasi sette miliardi di volte grato per l'attenzione,


Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonìa

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il senso della crescita


ISDC V1.2 - 01/03/37




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