La risposta definitiva al TAV

Campagna avviata il 07/12/36: riscontro 1 2 3 4 5



Nell'esprimere tutta la nostra solidarietà
ai Territori sotto pesante attacco del sistema,
vi preghiamo, umilmente, vivamente,
di considerare quanto segue:



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La risposta definitiva da dare al TAV
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Quanto sta accadendo in Val di Susa dimostra la comune, complessiva difficoltà di fare un pur piccolo passo avanti in relazione alla comprensione reale di un problema ed al reperimento di una soluzione ottimale.

Da una parte c'è più di un governo che vuole ad ogni costo il TAV. Dall'altra vi è un grande, ormai manifestamente enorme, movimento di persone che non lo vuole. Ebbene: perché non farci, tutti insieme, domande appropriate, che contemplino un'ampia, organica visione delle cose, per darci, pure insieme, risposte sufficientemente chiarificatrici e di conseguenza finalmente risolutive?


La domanda principe,
diremmo imperativa,
che dovremmo porci tutti,
è: perchè il TAV?


La risposta onesta, sincera potrebbe essere: perché il TAV è un'opera importante, un disperato, strenuo tentativo in un complessivo sforzo per cercare di mantenere il nostro Paese ai primi posti nel complessivo ordine economico mondiale, o quantomeno in sintonia e quindi in alleanza con gli altri Paesi.

La successiva domanda a questo punto non potrebbe non essere: e con ciò? Ammesso e non concesso che sia davvero così, non possiamo retrocedere, magari dando un buon esempio di come la nostra economia possa decrescere felicemente? Non potremmo mostrare al mondo che si può vivere nella moderazione, senza aggressività nè voracità?

La relativa risposta che potremmo darci, se elaborata con altrettanta onestà, sarebbe allora: NO! Altrimenti facciamo una brutta fine. Il buon esempio lo si potrebbe forse provare a dare se la situazione globale non fosse grave, così come in effetti è, per la diminuizione delle risorse e per la minacciosa, crescente pressione operata dagli altri Paesi.

Se indugiamo anche un solo momento, se lasciamo che altri Paesi acquistino un forte vantaggio rispetto a noi, ci ritroveremo nei guai più seri, e non si tratterà solo di minor lussi per i più ricchi, bensì avremo in breve tempo da patir tristi, molto tristi, conseguenze, così come ampiamente ricordato nella storia ogni volta che gli equilibri geopolitici sono risultati compromessi.


Trovate che questo ipotetico confronto, questo dialogo aperto potrebbe tra noi realmente avvenire? Trovate che abbia una qualche ragion d'essere? Se sì, perchè non fare allora un ulteriore piccolo sforzo mentale per concepire una risposta appropriata da dare ad una complessa situazione oltremodo preoccupante?


Quale potrebbe essere questa risposta?

Come si può fare a risolvere
questo problema planetario,
in cui più o meno tutti i Paesi
si ritrovano ad essere al contempo
vittime e carnefici?


Di risposta, probabilmente, ve n'è una: il problema, quello vero, effettivo, che genera tutti gli altri problemi, anche quello del TAV, del Ponte, della Murgia devastata, del terzo traforo del Gran Sasso, etc. etc., di qualsiasi altra tragica situazione ambientale, o di altro tipo ancora, è globale, affligge e condiziona un intero Pianeta. E la risposta a questo problema non può quindi che essere innanzitutto globale, planetaria anch'essa.

I Governi dei Paesi più sviluppati hanno il dovere di concentrare prioritariamente le proprie energie nella stipulazione di patti internazionali indissolubili, patti che ci conducano ad una pace di concezione e livello di molto superiori a quella che finora abbiamo potuto immaginare e perseguire. Tali patti dovranno necessariamente comprendere norme di autocontenimento economico e demografico nonché di cooperazione tecnologica.

Occorre adoprarsi affinchè ogni Paese, di concerto, si doti di mezzi costituzionali per autodisciplinarsi in modo da mantenere entro livelli moderati ciò che altrimenti, inevitabilmente, condurrebbe ad uno straripamento massiccio, foss'anche dapprima solo commerciale o culturale, nei territori altrui, per finire prima o poi, una volta compromessi gli equilibri, in una invasione fisica, materiale, devastatrice, forse perfino annichilente.

Occorre istituire, con estrema urgenza, fintantoché i presenti equilibri reggano alle pressioni crescenti, apposite norme e commissioni internazionali che stabiliscano i livelli dei vari tipi di crescita raggiungibili di volta in volta da ogni Paese e con obiettività tengano sotto controllo i livelli raggiunti.


Perchè la pace,
così come oggi concepita,
non è più sufficiente nè sicura,
ed occorre immaginare i modi
per raggiungere una pace
più profonda, più solida e tenace.


Ce la sentiamo, allora, innanzitutto noi che dichiariamo ad ogni istante di desiderare e perseguire un mondo diverso, un mondo migliore, e voi, governi ottusi, che dovreste essere in grado di arrivare da soli a queste conclusioni e che dichiarate di perseguire il bene dei vostri popoli, ce la sentiamo di fare insieme questo piccolo salto di paradigma? Di accettare e dichiarare la situazione per quella che è, nella sua semplice e tragica realtà? Di superare le ristrette visioni che ci limitano nel pensiero e nell'azione e di abbracciare le esigenze tutte di una situazione complessiva molto più grande di noi?

Ce la sentiamo tutti, noi cittadini di impegnarci a prendere posizione in favore di, e voi governanti di realizzare, quell'unica misura di sicurezza che può farci uscire definitivamente, con un successo garantito su tutti i fronti (perchè si tratta di una questione fondamentale, alla base di ogni altro problema), dalla situazione per ora di stallo, ma presto di scacco matto globale, in cui ci siamo cacciati, ed in cui stiamo, ahinoi, per finire?


Prendere immediata posizione rispetto alla necessità di Patti Internazionali di Autocontenimento: questa potrebbe essere l'opportunità più grande della nostra vita, perché, altrimenti, la maggior parte di noi potrebbe non averne altre!


Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonia



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NOTAV V1.5 - 14/01/38




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